giovedì 24 aprile 2008

Metodi sicuri per invocare la pioggia - 2




Le barche solcavano l'acqua del lago formando una lunga teoria. I pescatori erano ai remi, ma quel giorno pescavano uomini, non pesci. C’era da trasportare una piccola folla radunata nel porto di Buccione, dopo essere giunta a Gozzano in treno.
I pellegrini, peraltro, si radunavano a Buccione non solo prima che la ferrovia raggiungesse il Cusio, ma addirittura prima che quell’inglese inventasse il cavallo a vapore.
Da tempo immemorabile venivano, fin dai più sperduti casolari del novarese in pellegrinaggio alla Fonde di San Giulio alle cui acque persino San Carlo Borromeo aveva bevuto.
I pescatori remavano e intanto chiacchieravano con i pellegrini, scambiando notizie e raccontando aneddoti. I più giovani cercavano di far colpo sulle ragazze esibendo le braccia dure come il legno con cui sfioravano appena il pelo dell’acqua, facendo avanzare le barche.
I più anziani si divertivano a raccontare le loro imprese di pesca e i pericoli scampati in modo miracoloso.
«Tutto il giorno ho lottato per prenderlo. Un luccio così lungo e pesante che a fatica sono riuscito ad issarlo sulla barca».
«Quando il vento viene dal Mesma lo chiamiamo Traversone. Si alza all’improvviso, nelle calde giornate d’estate, come questa. In pochi minuti ci sono onde alte come cavalli!. Ma questo è nulla. Quando il Traversone si scontra con il vento della Valsesia allora il lago sembra impazzito. Le onde si scontrano con le onde e l’acqua pare ribollire, come se un Drago rotolasse sul fondo del lago, agitando la coda. Una barca può affondare in pochi minuti e l’unica cosa da fare e raggiungere la terra il più in fretta possibile pregando San Giulio di avere il tempo per farlo.»
Racconti come quelli aumentavano la gratitudine degli spaventati pellegrini, ben pochi dei quali sapevano nuotare, che spesso aggiungevano una moneta al compenso pattuito.
Perché andare alla Fonte non era solo l’occasione per una gita sul lago. Era una necessità nei tempi di siccità o quando le locuste invadevano i campi. Erano note infatti le proprietà della sorgente, miracolosamente fatta sgorgare dal santo assetato nel suo cammino verso la punta Casario, da cui sarebbe partito per il suo viaggio miracoloso.
«Stese il mantello sull’acqua e vi navigò sicuro come su una barca, utilizzando il remo come mantello.»
Perciò, pieni di fede i pellegrini sbarcarono nella piccola spiaggia per prendere quell’acqua freschissima e perenne. Sparsa sui campi, avrebbe fatto piovere finalmente, dopo tanta siccità, e sarebbe stata rimedio infallibile per cacciare i parassiti che ormai infestavano i raccolti.

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Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.